Sono ormai annuali le proteste dovute agli alti costi del mercato immobiliare, tanto delle abitazioni in affitto quanto in vendita. Uno studio a marchio Immobiliare.it Insights (società di analisi dati immobiliari del sito) ha evidenziato una prevalente incompatibilità tra redditi e canoni medi nelle città analizzate. Firenze, Milano e, in parità, Napoli e Roma risultano ai più alti posti per inaccessibilità.
In parallelo, da Nord a Sud, nei centri montani quanto di pianura, sono attivi progetti rivolti a evitare o frenare lo spopolamento delle aree marginali o interne, per esempio la vendita al prezzo simbolico di 1 € di edifici da ristrutturare o prestiti a fondo perduto per finanziare tali progetti.
Tra la mancanza di abitazioni e la mancanza di residenti si inserisce la questione degli affitti brevi ad uso turistico, indicato come causa di aggravamento simultaneamente dei costi dei canoni e dello spopolamento dei luoghi dedicati al turismo.
Nel suo podcast Wilson (il Post), Francesco Costa ha dedicato una puntata, “Chi decide i prezzi delle case” alla questione, avanzando la considerazione che esista “una teoria immobiliare del tutto” per enfatizzare il modo in cui ogni fenomeno corrente può essere ricondotto, strettamente o meno, al costo delle abitazioni e alle sue conseguenze. Tale idea è un ottimo spunto di riflessione.
Disparità economiche
Tra i fenomeni più citati in relazione ai prezzi delle case è la gentrificazione, la progressiva sostituzione degli abitanti di un quartiere urbano da parte di nuovi residenti più benestanti. È un processo graduale, con implicazioni di classe e di razzismo a seconda dei luoghi in cui avviene, e si ricollega alla “teoria” sopracitata: l’affluenza di residenti più facoltosi richiama investimenti immobiliari e comporta un aumento del costo degli affitti, prezzi più alti di servizi come ristoranti e alimentari e, a mano a mano che gli abitanti sono spinti a trasferirsi altrove, la perdita della cultura locale originale.
La natalità
Un altro aspetto impattato dall’inaccessibilità del mercato immobiliare è il tasso di natalità. È una faccenda lineare: se il costo o l’affitto di una casa con una stanza in più è fuori portata, una coppia decide di rinunciare ad avere un altro figlio, o ad averne in assoluto. Un rapporto OCSE del 2024 ha riferito che il costo medio delle abitazioni e delle utenze sono aumentati sistematicamente in tutti i paesi membri tra il 2000 e il 2019, e ugualmente sono aumentati i giovani che rimangono a vivere nella casa dei genitori a fronte di questi costi inaccessibili. L’Italia risulta tra i paesi esemplari di questo fenomeno, da cui derivano bassi tassi di fertilità e più alte età dei genitori al primo figlio.
Adattamento (e scomparsa) dei servizi
Lo spostamento e la concentrazione di certi residenti in determinate aree plasma ulteriormente il centro abitato. Una zona spopolata, per esempio, vede diminuire i servizi pubblici come i trasporti e l’assistenza medica dato che i costi per mantenerli non sono proporzionati agli utenti, e altrettanto calano le attività commerciali. In un altro contesto, un quartiere con residenti più benestanti attira servizi più costosi, provocando la sopracitata espulsione dei residenti con meno possibilità economiche. Nelle zone turistiche, è data priorità alla domanda di servizi dei visitatori, quali bar e negozi di prodotti tipici, di contro alle necessità dei residenti in calo. Se molte persone decidono di allontanarsi dai centri urbani per trovare abitazioni più accessibili, il tempo di tragitto dal lavoro a casa si allunga e quello per le commissioni diminuisce: ecco sorgere servizi di consegna pasti e spesa.
Concentrazione o distanziamento
Il pendolarismo diventa una questione a sé. Cambia tutto se le scelte urbanistiche privilegiano la concentrazione dei residenti, con l’edificazione di condomini, o lo sprawl, la città diffusa caratterizzata da case con meno piani o villette. Nel primo caso, i quartieri spesso si possono diversificare e c’è maggiore possibilità di istituire spazi “a portata di persona”, per così dire, raggiungibili senza un’auto. Una città diffusa porta a distanziare i quartieri tra loro e dal centro non accessibile economicamente, destinando aree a determinate funzioni e mantenendole così separate tra loro. Una più ampia estensione della città richiede collegamenti stradali e linee di mezzi pubblici.
E il costo della vita?
Oltre al pendolarismo, la situazione del mercato immobiliare impatta anche gli stipendi: per professioni che richiedono di vivere vicino al posto di lavoro, è necessario che lo stipendio combaci al costo della vita. Come anticipato in apertura, non sembra però che questi riescano a stare al passo dell’aumento dei prezzi.
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Trovate che la “teoria immobiliare del tutto” abbia riscontro?
Contributo scritto da:
Chiara Consonni (UNITN)
Fonti
https://www.immobiliare.it/info/ufficio-stampa/2025/affitti-alle-stelle-nelle-metropoli-italiane-i-bilocali-restano-inaccessibili-per-chi-vive-da-solo-2682/
https://casea1euro.it/il-trentino-combatte-lo-spopolamento-con-100mila-euro-a-fondo-perduto-ecco-il-bando/
https://gift.ilpost.it/free-gift-1753961704-2ed8f786c1ef4a798a448ebde94580c3
https://www.treccani.it/enciclopedia/gentrificazione_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/
https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2024/06/society-at-a-glance-2024_08001b73/918d8db3-en.pdf



